Marte è l’unico pianeta del Sistema Solare che, almeno in apparenza, sembra offrire all’essere umano una possibilità di presenza diretta. Ha un giorno simile a quello terrestre, stagioni riconoscibili, tracce evidenti di un passato più caldo e umido. Per questi motivi viene spesso descritto come la “seconda casa” dell’umanità.
Ma questa immagine è fuorviante.
Marte non è una Terra incompleta: è un pianeta diverso, con leggi ambientali che entrano in conflitto diretto con la biologia dei sapiens. Atmosfera quasi inesistente, radiazioni intense, freddo estremo, bassa gravità e assenza di acqua liquida stabile rendono la sopravvivenza umana possibile solo grazie a un supporto tecnologico continuo. Su Marte non si “vive”: si resiste.
A rendere Marte ancora più interessante non è solo la possibilità tecnica di raggiungerlo, ma il suo passato. Le missioni robotiche hanno rivelato che tra 3,5 e 4 miliardi di anni fa il pianeta ospitava acqua liquida, laghi, fiumi e ambienti chimicamente compatibili con forme di vita microbica. Alcuni strumenti hanno individuato molecole organiche e possibili biofirme: indizi che suggeriscono — senza dimostrarlo — che Marte potrebbe aver ospitato vita in un’epoca molto antica.
Se così fosse, Marte e la Terra avrebbero condiviso un’infanzia simile, prima che il destino dei due pianeti divergessero radicalmente. Comprendere se la vita sia nata anche su Marte non serve solo a rispondere a una curiosità scientifica: significa capire quanto la vita sia comune nell’universo e quanto, invece, la Terra sia un’eccezione.
In questa sezione non si parlerà di colonie immaginarie, città sotto cupole trasparenti o futuri inevitabili. L’obiettivo è analizzare cosa significhi davvero portare esseri umani su Marte, non robot o sonde, ma corpi fragili, dipendenti dall’ossigeno, dall’acqua, dalla pressione atmosferica e dalla protezione dalle radiazioni.
Affronteremo la distanza tra Terra e Marte e la durata reale del viaggio, l’esposizione alle radiazioni durante il tragitto e sulla superficie, le temperature e le escursioni termiche, la bassa gravità e i suoi effetti sul corpo umano. Vedremo quale tecnologia è indispensabile per la sopravvivenza e quali limiti, almeno per ora, sembrano insuperabili.
La domanda di fondo non è se riusciremo ad arrivare su Marte — questo è già tecnicamente possibile — ma se e per quanto tempo i sapiens potranno restarci senza pagare un prezzo biologico troppo alto.
Forse Marte non sarà mai una nuova Terra. Ma capire perché lo è, o non lo è, significa capire meglio anche i limiti della nostra specie.