Nel computer classico i bit sono come luci: o accese o spente.
Il loro mondo è fatto di scelte nette, senza esitazioni.
Zero oppure uno. Sì oppure no.
Nel calcolo quantistico invece i qubit non scelgono subito.
Possono essere zero e uno insieme, come una luce che brilla in più direzioni allo stesso tempo. Una promessa ancora aperta.
La porta di Hadamard è quell’interruttore speciale che apre la sovrapposizione. Premi il pulsante e il qubit smette di essere una scelta chiusa, diventa possibilità. Una strada a doppio senso dentro il calcolo. E quando più qubit si intrecciano, nasce l’entanglement.
Non sono più parti separate, ma un’unica coreografia: toccarne uno significa influenzarli tutti. Una sinfonia di correlazioni che la logica classica non sa suonare. Il vantaggio quantistico nasce qui. Nel saper sfruttare possibilità ed intrecci per risolvere problemi che oggi sembrano impossibili. Un calcolo che non procede a passi, ma apre orizzonti. Forse un giorno i computer quantistici ci aiuteranno a capire meglio le trame sottili della realtà. Dall’atomo alle galassie.
Perché l’universo stesso sembra scritto in un linguaggio dove possibilità e relazioni contano più dei singoli oggetti.