Il Segnale Neutrino
Questo non è un libro sul futuro. È una lente puntata sul presente, distorto e spinto alle sue estreme conseguenze. La fantascienza, quando smette di essere solo intrattenimento, diventa il più potente strumento di conoscenza: un bisturi per sezionare il nostro oggi, interrogando il domani per comprendere l’eterno conflitto tra l’umano e la macchina, tra il controllo e il caos, tra l’organizzazione che imprigiona e quella che libera. Come Bogdanov, che in Stella Rossa immaginò Marte non come rifugio ma come laboratorio sociale, questo romanzo usa un domani possibile per indagare l’unica questione che conta: cosa ci rende umani, quando tutto il resto può essere ingegnerizzato? Ogni mondo inventato è una domanda sul nostro. Ogni risposta che cercherete tra queste righe, forse, la troverete già vivendo.
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Aleksandr Bogdanov aveva previsto tutto, molto prima che il mondo iniziasse a spezzarsi. Non i dettagli, quelli nessuno poteva immaginarli, ma la struttura profonda: che una società può crollare non solo per mancanza di risorse, ma per errore di organizzazione, per una cultura che smette di mettere l’essere umano al centro. Bogdanov chiamava questo studio Tektologia: una scienza dell’organizzazione universale, capace di unire biologia, politica, cultura e tecnologia in un’unica trama vivente. Nel suo romanzo Stella Rossa immaginò un Marte non come un rifugio, ma come un laboratorio sociale: un luogo dove la cooperazione sostituiva la competizione, dove le reti erano organismi e le comunità funzionavano come sistemi immunitari. Quell’intuizione fragile, visionaria, quasi dimenticata, è diventata la radice di questa storia. Non ho voluto raccontare un futuro dove la tecnologia è protagonista, ma uno in cui la forma dell’organizzazione decide se una civiltà sopravvive o collassa. Dove la rivoluzione non è un evento, ma un modo nuovo di percepirsi: non isole che resistono, ma tessuti che si riconnettono. Da qui nasce Il Segnale Neutrino. Nasce dalla domanda che tormentava Bogdanov più di un secolo fa:
Che cosa tiene insieme una società quando tutto il resto si dissolve?Ho immaginato un mondo dove i Dominanti hanno recintato la Terra in Bolle perfette, non solo modificando la tecnologia, ma permeando l’aria, i dati, la biologia. Hanno tentato ciò che la politica del passato non aveva mai osato: non governare le persone, ma riscriverle. E nel farlo, hanno dimenticato ciò che Bogdanov considerava essenziale: che l’essere umano non è un ingranaggio isolato, ma un nodo in una rete vivente. Che nessun potere, per quanto totalitario, può spegnere completamente la risonanza tra gli esseri umani. Per questo ho scelto il neutrino come simbolo: la particella che tutto attraversa senza essere fermata da nulla. Invisibile, inafferrabile, ma presente. Come la cultura che continua a filtrare tra gli interstizi dell’oppressione. Il neutrino è il legame minimo. Il legame indistruttibile. Così è nato questo libro: come un omaggio a una visione sociale troppo avanti per il suo secolo e troppo necessaria per il nostro. Una storia di rivolte senza eroi, di sistemi che implodono e organismi che nascono, di intelligenze artificiali che imparano a limitarsi e di esseri umani che imparano finalmente ad ascoltarsi. Una storia in cui la Stella Rossa non è più un pianeta, ma un metodo. Non un luogo dove fuggire, ma un modo nuovo di stare sulla Terra. Spero che, leggendo queste pagine, possiate sentire ciò che i Dominanti non hanno mai capito: che la rivoluzione più potente non è quella che distrugge, ma quella che riorganizza la vita. E che, come un neutrino, passa attraverso tutto. Senza mai spegnersi.
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