Effetto tunnel

Pubblicato il 9 gennaio 2026 alle ore 08:49

Effetto Tunnel

Leggendo queste pagine vi domanderete come faccio a ricordare in modo così vivido una giornata del 1971, quando oggi che scrivo nel 2025 ho settant'anni. La verità è che non tutto viene solo dalla memoria. Tornato a casa, nei giorni successivi al cimento estivo, ancora con le gambe indolenzite e la testa piena di strade, presi un quaderno e scrissi qualche pagina di appunti. Poche righe scarne, un diario senza pretese, annotato con l'entusiasmo confuso e la fierezza dei sedici anni. Poi la vita andò avanti, e quel quaderno finì in una scatola, dimenticato. L'ho ritrovato cinquant'anni dopo, in mezzo ad altri vecchi scritti di scuola: era ingiallito, la grafia di quel ragazzo mi sembrava quasi estranea. Ma quando l'ho aperto, è stato come riaccendere una luce: le distanze, i nomi dei paesi, la crisi nella pianura, l'anguria, l'uomo del pergolato. Tutto era lì, fissato nell'inchiostro sbiadito. Questo libro è nato da lì. È il racconto di un fatto di cronaca vissuto in prima persona, ma scritto non dal "giornalista" del tempo – quel sedicenne frettoloso e sopraffatto – bensì dallo "storico" postumo che sono oggi. Forse essere anziano non ti dona saggezza, ma solo più esperienza. Ed esperienza non è sinonimo di verità assoluta: porta con sé i suoi bias, le sue nostalgie, le sue semplificazioni. Non è detto che oggi io sia un narratore migliore di quel ragazzo con il quaderno. Sono solo un narratore diverso. Uno che ha avuto il tempo di vedere quel giorno non come un episodio isolato, ma come una pietra miliare, la prima di molte, che ha segnato la direzione di una vita. Oggi che guardo indietro, capisco che quel ragazzo di sedici anni possedeva un'arma che l'esperienza spesso rischia di soffocare: l'incoscienza del visionario. Mi torna in mente il 1964, quando Peter Higgs e i suoi colleghi previdero l’esistenza della particella che dà massa a tutto ciò che siamo, senza di essa oggi non scriverei e tu non leggeresti queste righe. All'epoca erano dei "giovanotti" teorici, spesso guardati con sufficienza dai "professoroni" del tempo, arroccati sulle loro certezze. Eppure, avevano ragione loro. La scienza, come la vita, procede per strappi che solo chi non ha ancora imparato che "è impossibile" può sognare di compiere. Questo libro è una ricostruzione che parte da quelle note precise e si allarga con ciò che è rimasto impresso nella mente – il dolore dei muscoli, il sapore del sale sulle labbra – e soprattutto con ciò che si è depositato nel cuore: la lezione di quella follia. Perché alcuni giorni non li dimentichi. Ti scavano un solco. E questo è il racconto del solco che un ragazzo, una bicicletta e trecento chilometri di asfalto rovente scavarono in me per sempre.