L’Universo, ogni tanto, parla. Non con frasi, non con messaggi, ma con urla brevissime. Un Fast Radio Burst dura pochi  millisecondi. Nasce in una galassia lontana, attraversa il plasma intergalattico, si disperde, si allunga, perde informazione…
e arriva fino a noi. Non sappiamo sempre da cosa sia nato. Forse un magnetar che si è spaccato la crosta. Forse una stella di neutroni che ha smesso di esistere. Forse un evento che non si ripeterà mai più. Ma questo, in fondo, non è il punto. Il punto è che qualcosa è successo. Un rilascio di energia violento, concentrato, irripetibile. Un atto minuscolo nel tempo, ma sufficiente a lasciare una traccia misurabile a miliardi di anni luce. Molti FRB non si ripetono. Non perché non possano, ma perché non ne hanno avuto il tempo. Sono stati tutto ciò che potevano essere in un solo istante. E noi li osserviamo dopo eoni, con  radiotelescopi giganteschi, cercando di ricostruire una storia da un’unica riga di dati.  Forse non siamo così diversi.  Anche noi emettiamo pochi lampi: un’idea, una scelta, un gesto, una frase detta nel momento giusto — o sbagliato. Durano niente. Ma  attraversano altre vite, si deformano, vengono fraintesi… e a volte arrivano lontano.  L’Universo non conserva le intenzioni.  Conserva gli effetti.  Un FRB non “significa” nulla. Eppure dice che qualcosa, per un attimo, ha avuto abbastanza  energia da farsi sentire. Forse basta questo.