Ma non hanno mantelli né canini. Vivono nello spazio profondo e sono nati da un collasso inimmaginabile.

Quando una stella massiccia (con una massa iniziale di oltre 8 volte quella del Sole) muore, ciò che resta è un nucleo così denso da sfidare la logica. Se la massa di questo nucleo residuo supera le 1,4 masse solari — il celebre limite di Chandrasekhar — la gravità diventa una morsa inarrestabile. Questa forza schiaccia la materia oltre ogni limite, spingendo gli elettroni dentro i protoni e trasformando tutto in un mare compatto di soli neutroni.

Il risultato è un mostro di densità: una sfera di soli 20 chilometri di diametro che racchiude una massa superiore a quella del Sole. Per capire l'abisso: un solo centimetro cubo di questa stella potrebbe contenere l'intera umanità compressa.

Questa creatura, una stella di neutroni ormai "morta", se ha la fortuna (o la maledizione) di orbitare vicino a una gigante rossa, inizia la sua caccia. Le ruba gas e momento angolare, nutrendosi della sua compagna attraverso un disco di accrescimento. Grazie a questo pasto gravitazionale, la pulsar si riaccende: riprende a ruotare furiosamente, centinaia di volte al secondo, emettendo fasci di onde radio e raggi X.

Un vampiro cosmico. Si nutre dell’altro per tornare in vita in una nuova forma, la millisecond pulsar, destinata a ruotare quasi per sempre.

Forse viviamo tutti così: riaccendendoci grazie a ciò che ci orbita intorno, consumando e venendo consumati, finché l'energia della nostra rotazione ci permette di restare accesi nel buio.