L’Epopea di Via Panisperna: Quando l'Italia ha riscritto l'Universo.
In pochi metri quadrati, nel cuore di Roma, l’Italia ha concentrato negli anni '30 una quantità di genio scientifico che oggi farebbe impallidire intere nazioni. Quella dei "Ragazzi di Via Panisperna" non è solo una storia di laboratori e lavagne, ma l'avventura di un gruppo di giovani consapevoli di stare cambiando il mondo.
Il passaggio di testimone: da Marconi all'Atomo.
Spesso si immagina un contrasto tra il "vecchio" Guglielmo Marconi e la "nuova" fisica nucleare. In realtà, il rapporto era di profondo rispetto: Marconi, allora Presidente dell’Accademia d’Italia, fu il grande protettore istituzionale del gruppo. Tuttavia, la distanza concettuale era enorme. Mentre Marconi aveva letteralmente inventato la comunicazione globale basandosi sulla fisica classica, i ragazzi di Fermi stavano già guardando oltre, verso l'infinitamente piccolo.
Non c’era bisogno di beffe per dimostrare la loro superiorità: bastava la loro visione. Laddove la fisica di fine Ottocento vedeva onde nell'etere, Fermi e i suoi vedevano una struttura nucleare ancora inesplorata, pronta a liberare un'energia inimmaginabile.
Enrico Fermi: l’Architetto del Nucleo.
Enrico Fermi è a buon diritto considerato il "padrino" dell’era atomica. Nel 1934, proprio a Roma, intuì che rallentare i neutroni facendoli passare attraverso la paraffina o l’acqua (i celebri neutroni lenti) aumentava drasticamente la loro capacità di interagire con i nuclei atomici. Questa scoperta, che gli valse il Nobel nel 1938, aprì la strada alla fissione nucleare. Nel 1942, a Chicago, Fermi realizzò la prima pila atomica, dimostrando che una reazione nucleare controllata era possibile. Da quel momento, l'uomo non è più stato lo stesso.
Il mistero e la purezza di Ettore Majorana.
Ettore Majorana resta il caso più impressionante e tormentato. Se Fermi era lo sperimentatore supremo, Majorana era il genio teorico assoluto. Nel 1937 teorizzò i neutrini di Majorana, particelle che coincidono con la propria antiparticella: un’idea talmente in anticipo sui tempi che la fisica contemporanea la sta ancora studiando come chiave per capire l’universo. Contribuì in modo decisivo alla comprensione delle forze che tengono unito il nucleo atomico, arrivando a conclusioni che i suoi colleghi stranieri avrebbero compreso solo anni dopo. La sua scomparsa nel 1938 ha lasciato un vuoto mai colmato e un’aura di leggenda sulla sua figura.
Bruno Pontecorvo: lo sguardo verso il futuro.
Infine Bruno Pontecorvo, il più giovane del gruppo. Geniale fisico dei neutrini, la sua vita sembra un romanzo di spionaggio: nel 1950, in piena Guerra Fredda, si trasferì in Unione Sovietica, diventando una figura centrale della scienza d’oltrecortina. A lui dobbiamo l’intuizione dell’oscillazione dei neutrini, un pilastro della fisica delle particelle che oggi ci permette di studiare la massa di questi "fantasmi" che attraversano la materia.
Un'eredità irripetibile.
A vederli oggi, in quelle vecchie foto in bianco e nero nel giardino dell'Istituto, si fatica a credere che quei giovani sorridenti stessero maneggiando il destino del XX secolo. In quegli anni l’Italia non ha solo partecipato alla scienza mondiale: l’ha guidata, dimostrando che con l'intuizione e il coraggio si può davvero toccare il cuore della materia.