Grazie ai supercomputer e all’IA, i modelli climatici sono sempre più potenti. Ma per capire davvero l’incertezza che li caratterizza, possiamo guardare a un capitolo affascinante della fisica moderna: lo studio dei sistemi complessi disordinati. Il Premio Nobel Giorgio Parisi ha sviluppato la teoria per descriverli, prendendo a modello gli spin glass. In questi materiali, molti componenti interagenti (come piccoli magneti) rimangono “intrappolati” in configurazioni disordinate, con tantissimi stati di equilibrio possibili. Non c’è una soluzione unica, ma un vero paesaggio di possibilità. Questa logica si applica a fenomeni molto diversi, come il volo di uno stormo: l’ordine emerge dalle interazioni locali tra uccelli, senza un capo che comanda. Allo stesso modo, il clima è il risultato di miliardi di interazioni locali tra aria, acqua, suolo e vita. È un sistema con un numero enorme di componenti, in grado di esistere in regimi diversi (ere glaciali e interglaciali) e di cambiarli in modo brusco. La teoria di Parisi non fornisce equazioni per prevedere il singolo evento, ma offre una lente potente per interpretare la complessità. Ci aiuta a capire perché esistano punti di non ritorno (tipping points), perché le previsioni abbiano limiti strutturali e perché cercare un “futuro certo” sia un’illusione. Comprendere il clima significa quindi accettare che il futuro non è scritto: è un insieme di percorsi possibili. La scienza moderna non elimina l’incertezza, ma ci dà gli strumenti per navigarla consapevolmente.