1939: perché Hitler decise di iniziare la guerra?

La domanda sembra semplice: **perché Hitler decise di attaccare la Polonia il 1° settembre 1939, dando inizio alla guerra europea?** La risposta, però, non sta in un singolo episodio. Per comprenderla bisogna seguire una sequenza: il riarmo tedesco, la rimilitarizzazione della Renania, l'Anschluss dell'Austria, la crisi dei Sudeti, Monaco, la distruzione della Cecoslovacchia, la questione polacca e infine il Patto Molotov-Ribbentrop. Ma c'è un elemento che collega tutto: **Hitler non arrivò al settembre 1939 perché la guerra gli fu semplicemente imposta dagli eventi. La guerra contro la Polonia era diventata una scelta politica tedesca già nei primi mesi del 1939.** Ed è proprio qui che le fonti del passato diventano interessanti.

Hitler aveva già deciso di fare la guerra?
Nel 1938 Hitler aveva ottenuto enormi risultati senza dover combattere una guerra generale. La Germania aveva rimilitarizzato la Renania nel 1936, annesso l'Austria nel marzo 1938 e ottenuto i Sudeti con gli accordi di Monaco del settembre 1938. A Monaco Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia decisero il trasferimento alla Germania dei territori cecoslovacchi abitati in maggioranza da tedeschi. La Cecoslovacchia non ebbe un ruolo paritario nella decisione. Hitler aveva quindi ottenuto una grande vittoria territoriale senza guerra. Ma qui emerge un elemento meno conosciuto. Secondo lo storico Gerhard L. Weinberg, dopo la Conferenza di Monaco **Hitler si pentì di aver ritirato l'ordine di iniziare le ostilità**. La lezione che ne trasse fu che non avrebbe più dovuto permettere che una situazione diplomatica gli impedisse di iniziare una guerra. All'inizio del 1939 decise quindi di attaccare la Polonia in autunno e di evitare negoziati che potessero rendere difficile l'avvio delle ostilità. ([Cambridge University Press][1]) Questo aggiunge una sfumatura importante alla consueta interpretazione di Monaco. **Monaco rafforzò certamente la posizione della Germania**, perché Hitler ottenne i Sudeti senza combattere. Ma, dal punto di vista della sua strategia personale, Monaco gli insegnò anche qualcosa di diverso: **la prossima volta non avrebbe dovuto lasciare che i negoziati gli togliessero la guerra.** La sequenza Monaco → marzo 1939 → Polonia diventa così molto più comprensibile.

Marzo 1939: la Cecoslovacchia cambia tutto
Nel marzo 1939 Hitler occupò ciò che restava della Cecoslovacchia, creando il Protettorato di Boemia e Moravia. Era un passaggio qualitativamente diverso da quello di Monaco. Non si trattava più di rivendicare territori abitati prevalentemente da tedeschi. La Germania aveva distrutto l'indipendenza di uno Stato che pochi mesi prima aveva contribuito a smembrare proprio sulla base delle promesse fatte a Monaco. La Gran Bretagna e la Francia compresero allora che la politica delle concessioni non aveva prodotto la stabilità sperata. Pochi giorni dopo, Londra e Parigi garantirono l'integrità territoriale della Polonia. E la Polonia diventò il nuovo obiettivo. ([Enciclopedia dell'Olocausto][2])

Perché proprio la Polonia?
La questione polacca aveva diverse dimensioni. C'erano Danzica, il cosiddetto Corridoio polacco e le rivendicazioni territoriali tedesche. Ma per Hitler la questione era molto più ampia. La Polonia occupava una posizione strategica fondamentale tra Germania e Unione Sovietica e rientrava nella visione nazista dell'espansione tedesca verso est. La decisione di attaccare la Polonia non nacque quindi semplicemente da una disputa su Danzica. Secondo Weinberg, **già all'inizio del 1939 Hitler aveva deciso di preparare una guerra contro la Polonia per l'autunno**. La vera domanda diventava allora un'altra: **come evitare che Francia e Gran Bretagna trasformassero l'attacco alla Polonia in una guerra generale contro la Germania?** Ed è qui che entra in scena Stalin.

Il problema di Hitler: evitare una guerra su due fronti
Hitler aveva bisogno di neutralizzare temporaneamente l'Unione Sovietica. Il 23 agosto 1939 Germania e Unione Sovietica firmarono il **Patto Molotov-Ribbentrop**. Pubblicamente era un patto di non aggressione. Ma esisteva anche un protocollo segreto. E qui la storia diventa molto più interessante.

Il Patto Molotov-Ribbentrop era qualcosa di più di un patto di non aggressione
Il protocollo segreto stabiliva le rispettive **sfere d'influenza tedesca e sovietica nell'Europa orientale** e fissava anche la linea che avrebbe diviso le zone tedesca e sovietica in Polonia. Alla fine di settembre l'accordo venne modificato: la Lituania passò nella sfera sovietica, mentre la Germania ottenne il distretto di Lublino e alcune zone della regione di Varsavia. ([Cambridge University Press][3]) Non era quindi soltanto: **“Tu non attacchi me e io non attacco te.”** Era anche un accordo sulla futura sistemazione territoriale dell'Europa orientale. Per questo lo storico Peter Kenez descrive Germania e Unione Sovietica, nel periodo 1939-1941, come **“de facto alleati”**. È una definizione forte, ma va capita nel suo significato: non si trattava di un'alleanza militare formale. Si trattava di una **cooperazione politica, territoriale ed economica concreta**, tra due Stati che avevano ideologie profondamente incompatibili. ([Cambridge University Press][4]) La Germania poteva così attaccare la Polonia senza temere immediatamente un intervento sovietico.

Stalin perché firmò?
Qui Novosti propone una spiegazione precisa: l'URSS aveva cercato di costruire un accordo con Gran Bretagna e Francia contro la Germania, ma le trattative erano fallite. Le trattative anglo-franco-sovietiche dell'estate del 1939 ci furono realmente e le difficoltà furono profonde. Londra, Parigi e Mosca nutrivano forti diffidenze reciproche e i negoziati militari si bloccarono anche sulla questione del possibile passaggio delle truppe sovietiche attraverso la Polonia in caso di guerra con la Germania. Ma la questione non era soltanto militare. C'erano interessi territoriali e strategici differenti e una profonda diffidenza polacca nei confronti di un eventuale ingresso dell'Armata Rossa nel proprio territorio. Il fallimento delle trattative non può quindi essere attribuito a una sola parte.

La scommessa di Stalin
Secondo Peter Kenez, Stalin firmò il patto con Hitler anche perché **riteneva che Gran Bretagna e Francia avrebbero rispettato il loro impegno verso la Polonia e che sarebbe scoppiata una grande guerra europea capace di impegnare la Germania per qualche tempo**. Senza una simile guerra, la presenza militare tedesca direttamente ai nuovi confini sovietici rappresentava un pericolo molto maggiore. Anche l'USHMM sottolinea un altro elemento del calcolo sovietico: Stalin sperava che una guerra tra Germania, Gran Bretagna e Francia avrebbe indebolito tutti i contendenti. Il calcolo di Stalin, quindi, non può essere ridotto alla formula: **“Stalin preferiva Hitler a Chamberlain.”** La situazione era più complessa. Stalin voleva evitare una guerra immediata con la Germania, guadagnare tempo e contemporaneamente ampliare la zona di sicurezza sovietica verso occidente. Ma il patto era anche una scommessa sul fatto che **le potenze occidentali sarebbero entrate in guerra contro la Germania**. E su questo Stalin non si sbagliò. Il 3 settembre Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania.

Novosti aveva quindi ragione sulle trattative?
In parte, sì. Le trattative anglo-franco-sovietiche esistevano realmente. Le diffidenze esistevano realmente. Il problema polacco esisteva realmente. E le potenze occidentali non riuscirono a trasformare quelle trattative in un'alleanza militare operativa prima della firma del Patto Molotov-Ribbentrop. Ma questo non significa che la responsabilità del fallimento possa essere attribuita esclusivamente a Londra e Parigi. Anche l'Unione Sovietica perseguiva propri interessi strategici e territoriali. Il punto interessante è proprio questo: **una narrazione può contenere elementi veri e contemporaneamente presentarli in modo selettivo.** Ed è qui che il confronto con Novosti diventa particolarmente utile.

Un documento che Novosti non poteva raccontare
Arriviamo a quello che, per il metodo di **Ieri e oggi**, è forse il punto più interessante. Quando leggiamo oggi le pagine di **Novosti** degli anni Settanta, sappiamo che esisteva un elemento fondamentale che quella pubblicazione **non poteva presentare ai propri lettori per quello che era: il protocollo segreto del Patto Molotov-Ribbentrop**. Non si tratta semplicemente di una dimenticanza. Le autorità e gli storici sovietici negarono per decenni l'esistenza del protocollo, nonostante le prove disponibili in Occidente. Il riconoscimento pubblico sovietico arrivò soltanto nel 1989; gli originali sovietici furono poi identificati negli archivi del Cremlino. ([Cambridge University Press][6]) Questo cambia il modo in cui dobbiamo leggere Novosti. Se nelle sue pagine troviamo una lunga spiegazione delle responsabilità occidentali, del fallimento delle trattative anglo-franco-sovietiche e della necessità per l'URSS di garantire la propria sicurezza, dobbiamo confrontare queste affermazioni con i documenti disponibili oggi. Ma dobbiamo porci anche un'altra domanda: **quale parte della storia non poteva essere raccontata da quella fonte?** La risposta, in questo caso, è fondamentale. Novosti poteva parlare della minaccia tedesca, delle trattative fallite con Londra e Parigi e delle esigenze di sicurezza sovietiche. **Non poteva però raccontare ai suoi lettori che, contemporaneamente, Germania e Unione Sovietica avevano concordato segretamente la spartizione delle rispettive sfere d'influenza nell'Europa orientale e una linea di divisione della Polonia.** ([Cambridge University Press][3]) Questo non significa che tutto ciò che Novosti raccontava fosse falso. Significa qualcosa di più sottile e, per la nostra ricerca, più interessante: **la natura di una fonte dipende non soltanto dalle informazioni che contiene, ma anche dai limiti entro i quali quelle informazioni potevano essere pubblicate.** Una fonte può quindi essere utile per alcune informazioni e contemporaneamente essere incompleta per ragioni politiche, ideologiche o istituzionali. Per questo, quando rileggiamo oggi un libro pubblicato negli anni Settanta, non dobbiamo soltanto domandarci: **“Che cosa ci racconta?”** Dobbiamo anche domandarci: **“Che cosa non poteva raccontarci?”** Ed è proprio questo uno dei significati di **Ieri e oggi**.

1° settembre 1939: Hitler fa la sua scelta
Il 1° settembre la Germania invade la Polonia. L'attacco non fu la conseguenza improvvisa di un incidente di frontiera: la preparazione militare tedesca per l'invasione era in corso dalla primavera del 1939. Per giustificare l'aggressione, la propaganda nazista presentò inoltre false accuse contro la Polonia e inscenò l'attacco alla stazione radio di Gleiwitz, utilizzandolo come pretesto. Gran Bretagna e Francia dichiararono guerra alla Germania il 3 settembre. La scelta di Hitler aveva quindi prodotto esattamente il risultato che aveva cercato di evitare nel 1938: **una guerra contro la Polonia che diventava una guerra europea.**

17 settembre: entra in guerra anche l'Unione Sovietica
Il 17 settembre l'Armata Rossa attraversò la frontiera orientale della Polonia. La giustificazione ufficiale sovietica sosteneva che lo Stato polacco fosse ormai crollato e che l'URSS dovesse proteggere le popolazioni bielorusse e ucraine. Ma il contesto era più ampio. Il protocollo segreto prevedeva già la spartizione della Polonia e la successiva documentazione mostra che l'intervento sovietico faceva parte del nuovo assetto concordato con la Germania. La Polonia, tuttavia, non aveva cessato di combattere. L'esercito polacco era già stato duramente colpito dall'invasione tedesca, ma la resistenza continuò ancora per settimane. **L'ultima unità operativa polacca si arrese il 6 ottobre.** La formula più corretta è quindi questa: **l'URSS entrò in Polonia il 17 settembre, quando l'esercito polacco era già gravemente impegnato e il collasso dello Stato appariva imminente, occupando i territori che il protocollo segreto aveva assegnato alla propria sfera.** Questo non modifica il fatto che l'intervento sovietico fosse previsto dall'accordo con la Germania. Ma evita di trasformare una situazione militare complessa in una formula troppo semplice.

Allora perché Hitler iniziò la guerra?
A questo punto possiamo finalmente rispondere alla domanda iniziale. **Hitler decise di iniziare la guerra perché la guerra faceva parte del progetto politico e strategico della Germania nazista e perché, all'inizio del 1939, aveva ormai deciso di risolvere con la forza la questione polacca.** La sequenza fu: **riarmo → Renania → Austria → Sudeti → distruzione della Cecoslovacchia → Polonia.** Monaco non fu la causa della guerra. Fu piuttosto **un passaggio decisivo nella strategia di Hitler**: dopo aver ottenuto enormi concessioni senza combattere, Hitler arrivò alla convinzione che non avrebbe più dovuto permettere ai negoziati di fermarlo. La questione polacca divenne così il punto nel quale la politica espansionistica tedesca entrò in collisione con gli impegni britannici e francesi. Il Patto Molotov-Ribbentrop rese possibile il passaggio alla guerra eliminando temporaneamente il rischio di un intervento sovietico contro la Germania e stabilendo contemporaneamente la spartizione dell'Europa orientale.

E Novosti aveva torto?
Non completamente. Ed è proprio questo che rende interessante il confronto. Novosti racconta gli avvenimenti dal punto di vista sovietico e attribuisce grande responsabilità alle potenze occidentali per il fallimento della sicurezza collettiva e dei negoziati del 1939. Questa interpretazione **contiene elementi documentabili**: le trattative anglo-franco-sovietiche fallirono, esistevano forti diffidenze tra le parti e Gran Bretagna e Francia non furono in grado di concludere in tempo un accordo militare con Mosca. Ma Novosti omette o non può raccontare altri elementi fondamentali: * l'espansionismo tedesco precedente al 1939; * la decisione di Hitler di attaccare la Polonia; * il carattere territoriale del protocollo segreto; * la spartizione della Polonia; * l'occupazione sovietica dei territori assegnati all'URSS; * la lunga negazione sovietica dell'esistenza del protocollo. Quindi non possiamo semplicemente dire: **“Novosti dice la verità.”** Ma neppure: **“Novosti racconta soltanto menzogne.”** Possiamo dire qualcosa di più interessante: **Novosti racconta una parte della storia, scegliendo alcuni documenti e alcune responsabilità e lasciandone altre fuori dal quadro.** E in questo caso il silenzio sul protocollo segreto è particolarmente significativo perché **non era semplicemente una cosa che la redazione aveva dimenticato di raccontare: era qualcosa che il sistema sovietico non poteva ammettere ufficialmente.**

E Montanelli?
Qui il confronto è diverso. La raccolta di Montanelli che sto utilizzando contiene sia il suo commento sia riproduzioni di giornali dell'epoca. I giornali fascisti del 1939 non ci aiutano molto a capire **perché Hitler decise di iniziare la guerra**. Ci aiutano però a capire **come il regime fascista italiano raccontava la guerra mentre stava accadendo**. È una funzione diversa. Il giornale non è una fonte neutrale sull'evento. È una fonte sull'**informazione dell'epoca**, sui suoi condizionamenti e sul modo nel quale il regime voleva che gli eventi fossero percepiti. Anche questo è conoscenza storica.

Quattro fonti, quattro sguardi
A questo punto il senso della sezione **Ieri e oggi** diventa più evidente. Abbiamo: **Novosti** → la lettura sovietica della guerra e della politica internazionale. **Montanelli** → il racconto e l'interpretazione di un autore italiano con una precisa impostazione. **I giornali del 1939** → la rappresentazione degli eventi mentre accadevano, condizionata dal regime fascista e dalla censura. **La storiografia contemporanea** → il tentativo di ricostruire gli eventi attraverso una quantità molto maggiore di documenti, archivi e confronti tra fonti diverse. Nessuna di queste fonti, presa isolatamente, ci consegna tutta la storia. E talvolta una fonte ci rivela qualcosa **proprio attraverso ciò che tace**. Novosti ci racconta molto sulla visione sovietica del 1939. Ma il suo silenzio sul protocollo segreto ci racconta a sua volta qualcosa sul sistema nel quale quella fonte era stata prodotta.

Ieri non sapevamo meno. Sapevamo cose diverse.
Nel 1939 nessuno poteva conoscere ciò che sarebbe successo nei sei anni successivi. Negli anni Settanta gli storici sovietici disponevano già di molte informazioni, ma lavoravano all'interno di un sistema politico che condizionava ciò che poteva essere pubblicamente sostenuto. Montanelli disponeva di altre fonti e di un'altra prospettiva. Oggi possiamo confrontare quelle interpretazioni con documenti diplomatici, archivi tedeschi e sovietici, testimonianze e ricerche storiche sviluppatesi nel corso di decenni. **Il passato non è cambiato.** È cambiata la quantità di informazioni con cui possiamo guardarlo. Ed è cambiato anche il modo nel quale possiamo interrogare le fonti. Non dobbiamo chiederci soltanto: **“Che cosa dice questa fonte?”** Dobbiamo chiederci anche: **“Perché lo dice?”** E soprattutto: **“Che cosa poteva dire? E che cosa non poteva dire?”** È forse questo il vero significato di **Ieri e oggi**. **Ieri non sapevamo meno. Sapevamo cose diverse.**