1941: Pearl Harbor, quando la guerra diventò davvero mondiale

Fino a questo punto abbiamo seguito soprattutto la guerra in Europa: la Polonia, la Francia, l'invasione dell'Unione Sovietica, Mosca e Stalingrado. Ma mentre sul fronte orientale si combatteva una delle battaglie decisive della Seconda guerra mondiale, dall'altra parte del pianeta si preparava un altro conflitto. Il Giappone era già in guerra da anni. Aveva occupato la Manciuria nel 1931, creato il Manciukuò nel 1932 e dal 1937 combatteva contro la Cina. Il 7 dicembre 1941, però, accadde qualcosa che avrebbe cambiato definitivamente le dimensioni della guerra: **il Giappone attaccò Pearl Harbor.** Da quel momento la guerra europea e quella asiatica non furono più soltanto due conflitti paralleli. La Seconda guerra mondiale diventò veramente **mondiale**. Ma per capire perché il Giappone arrivò a Pearl Harbor dobbiamo tornare indietro di due anni.

1939: prima di Pearl Harbor c'era già stata una guerra contro l'URSS
Nel 1939, mentre Hitler preparava l'invasione della Polonia, Giappone e Unione Sovietica combattevano già una guerra non dichiarata nell'Estremo Oriente. Il teatro dello scontro era **Khalkhin Gol**, una zona di confine tra la Mongolia e il Manciukuò, lo Stato creato dal Giappone in Manciuria. La questione sembrava inizialmente una disputa territoriale. Ma dietro quella frontiera si confrontavano due potenze che avevano ambizioni molto più vaste. Da una parte il Giappone, impegnato nella costruzione di un grande impero asiatico. Dall'altra l'Unione Sovietica, che sosteneva la Mongolia e non voleva permettere all'esercito giapponese di avvicinarsi ulteriormente alla Siberia. I combattimenti divennero sempre più intensi e nell'agosto 1939 le forze sovietico-mongole passarono all'offensiva sotto il comando di **Georgij Žukov**. Fu una battaglia moderna, nella quale carri armati, artiglieria, fanteria e aviazione furono impiegati in modo coordinato. L'esercito giapponese subì una pesante sconfitta. Il cessate il fuoco arrivò il 16 settembre 1939. Ma quanto fu pesante quella sconfitta? Qui compare già uno degli elementi che interessano maggiormente il nostro progetto. Le cifre sulle perdite non coincidono. Le fonti giapponesi ufficiali riportarono inizialmente circa 20.000 perdite complessive, mentre le fonti sovietiche arrivarono successivamente a indicare oltre 60.000 perdite giapponesi. Studi successivi hanno proposto stime intermedie. Non è quindi prudente scegliere un unico numero e presentarlo come incontestabile. È invece certo un altro fatto: **il Giappone aveva subito una sconfitta militare molto seria.** E quella sconfitta avrebbe pesato sulle discussioni strategiche successive.

Il Giappone deve scegliere: nord o sud?
Per comprendere quello che accadde dopo bisogna entrare, almeno per un momento, nella discussione strategica che attraversava il Giappone. **Dove doveva espandersi l'Impero?** Verso nord, contro l'Unione Sovietica? Oppure verso sud, verso le colonie europee e americane del Sud-Est asiatico? La prima strada avrebbe portato inevitabilmente a un confronto con l'URSS. La seconda conduceva invece verso territori ricchissimi di materie prime, soprattutto petrolio. La sconfitta di Khalkhin Gol rese certamente più difficile sostenere che una guerra contro l'Unione Sovietica sarebbe stata facile. La cosiddetta strategia della **“spinta verso nord”** perse forza, mentre acquistò importanza quella verso sud. Ma sarebbe sbagliato trasformare Khalkhin Gol nella causa diretta di Pearl Harbor. La scelta giapponese fu il risultato di molti fattori: la guerra in Cina, il problema delle materie prime, la necessità di petrolio, l'embargo americano e il progetto di costruire un'area di predominio giapponese nell'Asia orientale. Khalkhin Gol fu **uno degli elementi che modificarono il calcolo strategico giapponese**. E questo è già molto.

1941: Tokyo e Mosca scelgono la neutralità
Il 13 aprile 1941 Giappone e Unione Sovietica firmarono il **Patto di neutralità**. Era una decisione importantissima. Per Stalin significava ridurre il rischio di una guerra contemporanea su due fronti. Per Tokyo significava poter concentrare l'attenzione sull'Asia orientale e meridionale senza avere contemporaneamente una guerra aperta contro l'URSS. Pochi mesi dopo Hitler avrebbe invaso l'Unione Sovietica. Il Giappone avrebbe avuto la possibilità di approfittare della situazione e attaccare da est. Non lo fece. Ed è qui che la storia comincia a intrecciarsi in modo sorprendente con quella che abbiamo raccontato nelle puntate precedenti. Nel dicembre 1941 Stalin combatteva davanti a Mosca. A migliaia di chilometri di distanza, il Giappone stava invece preparando un'altra guerra. **I due Paesi che si erano affrontati a Khalkhin Gol nel 1939 non erano in guerra tra loro.**

Ma perché il Giappone guardava verso sud?
La risposta passa soprattutto da una parola: **petrolio.** Il Giappone era impegnato in una guerra sempre più grande contro la Cina. Aveva bisogno di carburante, materie prime e risorse industriali. E il petrolio era diventato una questione vitale. Gli Stati Uniti erano uno dei principali fornitori del Giappone. Ma contemporaneamente Washington si opponeva all'espansione giapponese in Cina e in Asia. La situazione precipitò nel 1941. Dopo l'espansione giapponese nell'Indocina francese, gli Stati Uniti congelarono i beni giapponesi e imposero restrizioni sempre più severe alle esportazioni. Per Tokyo la situazione diventava drammatica. Continuare la guerra significava consumare enormi quantità di petrolio. Ma il petrolio diventava sempre più difficile da ottenere. Dove trovarlo? La risposta era a sud. Nelle **Indie orientali olandesi**, l'attuale Indonesia, si trovavano importanti riserve di petrolio. Ma conquistare quelle risorse significava entrare inevitabilmente in collisione con le potenze occidentali.

Il fallimento della diplomazia
È a questo punto che manca un elemento fondamentale in molte ricostruzioni troppo rapide di Pearl Harbor. **Il Giappone e gli Stati Uniti non passarono direttamente dall'embargo alla guerra.** Per mesi continuarono a negoziare. Le trattative iniziarono nell'aprile 1941 e proseguirono per tutta l'estate e l'autunno. Il problema centrale era ormai evidente. Il Giappone voleva continuare a mantenere la propria posizione in Cina e in Asia e aveva bisogno che gli Stati Uniti riaprissero almeno in parte l'accesso alle risorse. Gli Stati Uniti chiedevano invece un cambiamento sostanziale della politica giapponese e il ritiro dalle conquiste territoriali. Il 26 novembre Washington presentò quella che sarebbe diventata nota come **Hull Note**, dal nome del segretario di Stato Cordell Hull. Il documento chiedeva, tra l'altro, il rispetto dell'integrità territoriale e della sovranità delle nazioni dell'Asia-Pacifico e il ritiro delle forze giapponesi da Cina e Indocina. Per Tokyo quelle condizioni erano difficilmente accettabili. La diplomazia stava fallendo. Ma i negoziati non erano ancora formalmente terminati quando il Giappone preparava già l'attacco.

La decisione giapponese
Il Giappone aveva quindi davanti a sé una scelta drammatica. Poteva ridimensionare le proprie ambizioni e cercare un accordo con Washington. Oppure poteva proseguire nell'espansione. Scelse la seconda strada. Ma c'era un problema. Gli Stati Uniti disponevano della più importante forza navale del Pacifico. La **Pacific Fleet**, concentrata a Pearl Harbor, avrebbe potuto intervenire contro le operazioni giapponesi nel Sud-Est asiatico. Per i pianificatori giapponesi diventava quindi necessario trovare il modo di neutralizzare la flotta americana almeno per il tempo necessario a conquistare le risorse del Sud. L'ammiraglio **Isoroku Yamamoto** elaborò un piano estremamente audace. Colpire la flotta americana direttamente nella sua base. **Pearl Harbor.**

7 dicembre 1941
All'alba del 7 dicembre 1941 una grande forza navale giapponese si trovava a nord delle Hawaii. Sei portaerei avevano trasportato più di 350 aerei. Poco dopo le 7 del mattino cominciò l'attacco. Gli aerei giapponesi colsero gli americani in gran parte impreparati. Le navi erano concentrate nella base. Molti aerei americani erano disposti sulle piste, in modo da ridurre il rischio di sabotaggi. La sorpresa fu quasi totale. In meno di due ore Pearl Harbor venne devastata. **2.403 americani furono uccisi e 1.178 rimasero feriti.** Furono distrutti **188 aerei** e altri **159 furono danneggiati**. Ventuno navi della flotta del Pacifico furono affondate o danneggiate. ([Storia della Marina][2]) Per il Giappone sembrava una vittoria straordinaria. Ma c'era un particolare destinato a pesare enormemente sul futuro della guerra. **Le portaerei americane non erano a Pearl Harbor.** Erano in mare. La flotta giapponese aveva quindi inflitto un colpo durissimo, ma non aveva distrutto la componente che sarebbe diventata decisiva nella guerra del Pacifico. Le infrastrutture di manutenzione e riparazione della base rimasero inoltre in gran parte operative. ([Storia della Marina][3])

E l'attacco fu davvero una sorpresa?
La risposta è sì, ma bisogna fare attenzione a cosa intendiamo. Gli Stati Uniti possedevano informazioni sull'attività giapponese e intercettavano comunicazioni. Ci furono anche segnali nelle ore immediatamente precedenti l'attacco. Un radar dell'isola rilevò una grande formazione di aerei in avvicinamento. Ma l'informazione non fu interpretata correttamente. Anche un cacciatorpediniere aveva individuato e attaccato un sommergibile giapponese poco prima dell'attacco, ma la segnalazione non produsse una risposta tempestiva. ([National Archives][4]) Dopo la guerra, le commissioni d'inchiesta americane esaminarono proprio queste responsabilità. È importante ricordarlo perché nel dopoguerra si sviluppò anche la teoria secondo cui Roosevelt avrebbe saputo dell'attacco e avrebbe deliberatamente lasciato che accadesse per ottenere il consenso americano alla guerra. L'inchiesta congressuale del 1945-46 **non sostenne questa tesi**. Al contrario, la maggioranza della commissione respinse l'idea che Roosevelt avesse “provocato” o deliberatamente favorito l'attacco per trascinare gli Stati Uniti nel conflitto. La commissione individuò invece gravi problemi di coordinamento e di giudizio nella gestione delle informazioni. ([Senato degli Stati Uniti][5]) È una distinzione importante: **c'erano informazioni, ci furono errori e ci furono responsabilità; questo non significa che Roosevelt conoscesse in anticipo il piano di Pearl Harbor e avesse deciso di lasciarlo accadere.**

Un attacco senza dichiarazione di guerra
C'è poi un particolare diplomatico che rese Pearl Harbor ancora più clamorosa. Il governo giapponese aveva ordinato ai propri diplomatici di consegnare a Washington una nota che comunicava l'impossibilità di proseguire i negoziati. Ma il documento arrivò troppo tardi. Gli ambasciatori giapponesi **Kichisaburō Nomura e Saburō Kurusu** furono ricevuti dal segretario di Stato Cordell Hull alle **14:20, ora di Washington**. A Pearl Harbor l'attacco era già iniziato da ore. ([Storia del Dipartimento di Stato][6]) Hull, dopo aver letto il documento, pronunciò una frase rimasta famosa, definendolo il documento più pieno di “falsehoods and distortions” che avesse mai visto nei suoi cinquant'anni di servizio pubblico. ([Storia del Dipartimento di Stato][7]) Per gli americani, quindi, Pearl Harbor apparve non soltanto come un attacco militare, ma come un attacco sferrato **mentre la diplomazia era ancora formalmente in corso**.


La sorpresa vista dai giornali dell'epoca
Ed è qui che entrano in gioco i giornali che ho raccolto per questa puntata. Leggere oggi una pagina di giornale del dicembre 1941 produce una sensazione particolare. Noi conosciamo il seguito. Sappiamo che gli Stati Uniti sarebbero diventati la principale potenza industriale della guerra. Sappiamo che il Giappone sarebbe stato sconfitto. Sappiamo che nel 1945 la guerra sarebbe finita con Hiroshima e Nagasaki. Il lettore del dicembre 1941 non sapeva nulla di tutto questo. Aveva davanti soltanto **la notizia dell'attacco**. Le pagine dei giornali raccontano quindi qualcosa che le ricostruzioni storiche posteriori non possono restituire completamente: **la sorpresa del presente.** Una notizia che oggi leggiamo conoscendone le conseguenze, allora era ancora soltanto l'inizio di qualcosa che nessuno poteva prevedere fino in fondo. Ed è proprio per questo che, nel progetto *Ieri e oggi*, i giornali dell'epoca hanno un valore particolare. Non ci raccontano necessariamente tutta la verità. Ci raccontano **come quella verità appariva nel momento in cui stava accadendo**.

La lente di Novosti
Anche la prospettiva sovietica è interessante. Le fonti della Novosti e, oggi, la stampa russa dedicano grande attenzione alla guerra sovietico-giapponese e al contributo dell'Armata Rossa alla sconfitta del Giappone. La prospettiva è naturalmente diversa da quella americana. Nel racconto americano, Pearl Harbor rappresenta soprattutto il momento dell'ingresso degli Stati Uniti nella guerra. Nel racconto sovietico, l'episodio viene inserito in una storia più lunga che comprende il confronto con il Giappone in Estremo Oriente, Khalkhin Gol, il Patto di neutralità del 1941 e, infine, l'offensiva sovietica contro l'esercito del Kwantung nel 1945. Sono due prospettive diverse. E proprio per questo sono entrambe interessanti. **Non dobbiamo chiedere soltanto quale fonte abbia ragione.** Dobbiamo anche chiederci: **che cosa sceglie di mostrarci ciascuna fonte?**

Dicembre 1941: il mese in cui la guerra cambia natura
Ed eccoci al punto che collega definitivamente questa puntata alle precedenti. **Dicembre 1941 è il mese in cui la guerra cambia natura su più fronti contemporaneamente.** Davanti a Mosca, la Wehrmacht ha ormai fallito il tentativo di conquistare la capitale sovietica e l'Armata Rossa è passata al contrattacco. Nel Pacifico, il Giappone ha colpito duramente la flotta americana, ma non ha trovato a Pearl Harbor le portaerei che cercava di distruggere. E a Washington, pochi giorni dopo l'attacco, **Hitler compie una scelta che trasforma definitivamente il conflitto europeo in una guerra mondiale**. Tre eventi. Tre fronti. Un solo mese.

Pearl Harbor non significa ancora la guerra contro la Germania
L'8 dicembre 1941 gli Stati Uniti dichiararono guerra al Giappone. Ma gli Stati Uniti non erano ancora formalmente in guerra contro Germania e Italia. Fu Hitler a compiere il passo successivo. L'11 dicembre Germania e Italia dichiararono guerra agli Stati Uniti. Washington rispose dichiarando guerra alle due potenze dell'Asse. A quel punto il quadro era completamente cambiato. Gli Stati Uniti erano in guerra contro il Giappone. Ma anche contro Germania e Italia. Il conflitto europeo e quello asiatico erano ormai collegati all'interno di una sola guerra.

E mentre accadeva tutto questo, Mosca resisteva
C'è però un collegamento con la nostra storia che mi sembra particolarmente affascinante. Mentre il Giappone attaccava Pearl Harbor, **l'Armata Rossa stava contrattaccando davanti a Mosca**. La Germania aveva fallito il tentativo di conquistare la capitale sovietica. E il Giappone non aveva aperto un secondo fronte contro l'URSS. Il Patto di neutralità del 1941 aveva quindi un'importanza strategica enorme. Ma qui bisogna correggere un'altra leggenda molto diffusa. Non è corretto raccontare semplicemente che **“le divisioni siberiane salvarono Mosca”**. La situazione era molto più complessa. L'intelligence sovietica aveva raccolto informazioni secondo cui il Giappone non avrebbe attaccato l'URSS nel 1941. Le informazioni provenienti dalla rete di Richard Sorge furono importanti nel rafforzare questa valutazione. La decisione di trasferire forze dall'Estremo Oriente verso ovest, quindi, **precedette Pearl Harbor**. L'attacco giapponese del 7 dicembre non provocò il trasferimento delle truppe: piuttosto, confermò retrospettivamente la scelta sovietica. E anche il termine “truppe siberiane” può essere fuorviante. Non si trattava semplicemente di un corpo di veterani che arrivava dall'Oriente per salvare Mosca. Erano forze di varia provenienza e diversa esperienza. Il loro valore stava soprattutto nel fatto che Stalin poteva impiegarle sul fronte occidentale senza doverle trattenere tutte a protezione di una possibile invasione giapponese. La neutralità giapponese aveva quindi eliminato **un'intera minaccia strategica**. Ed era questo, probabilmente, il suo valore più importante.

Khalkhin Gol e Pearl Harbor: un filo, non una causa
A questo punto possiamo tornare alla domanda iniziale. **Che cosa c'entra Khalkhin Gol con Pearl Harbor?**
Non è corretto costruire una semplice catena:
**Khalkhin Gol → sconfitta giapponese → Pearl Harbor.**
La storia non fu così lineare. Possiamo però individuare una sequenza molto più interessante:
**1939 — Khalkhin Gol**
Il Giappone subisce una pesante sconfitta contro le forze sovietico-mongole.
↓
**1941 — Patto di neutralità**
Tokyo e Mosca scelgono di non affrontarsi direttamente.
↓
**1941 — espansione verso sud**
Il Giappone concentra sempre più la propria strategia sul Sud-Est asiatico e sulle risorse della regione.
↓
**1941 — embargo americano**
Lo scontro con gli Stati Uniti diventa sempre più difficile da evitare.
↓
**1941 — fallimento dei negoziati**
Tokyo e Washington non riescono a trovare un compromesso sulla Cina, sull'Indocina e sull'ordine politico dell'Asia.
↓
**7 dicembre 1941 — Pearl Harbor**
Il Giappone decide di neutralizzare la flotta americana del Pacifico prima di procedere con la propria espansione. Questa non è una relazione di causa-effetto semplice. È una **catena di decisioni strategiche**. Ed è proprio questo che rende interessante la storia.

Ieri e oggi
Le pagine dei giornali del 1941 ci mostrano lo stupore di fronte a un evento che sembrava improvviso. Le fonti sovietiche ci mostrano una prospettiva costruita attorno al successivo contributo dell'URSS alla sconfitta del Giappone. La storiografia contemporanea ci permette invece di ricostruire un percorso più complesso: la guerra in Cina, la scelta strategica fra nord e sud, Khalkhin Gol, il Patto di neutralità con Mosca, la ricerca delle materie prime, l'embargo americano, il fallimento della diplomazia e infine la decisione di attaccare Pearl Harbor. Nessuno di questi elementi, preso da solo, spiega il 7 dicembre 1941. **Insieme ci permettono di capire perché quel giorno divenne possibile.** Ed è forse questa la differenza fondamentale tra leggere la storia mentre accade e studiarla molti decenni dopo. Il 7 dicembre 1941 era una sorpresa. Oggi possiamo vedere **il percorso che aveva portato a quella mattina**.

E adesso la guerra cambia scala
Dopo Pearl Harbor non possiamo più raccontare la Seconda guerra mondiale soltanto attraverso Hitler e Stalin. Entra in scena una nuova potenza: **gli Stati Uniti.** E il Giappone apre una nuova fase della guerra nel Pacifico. Ma il filo della nostra storia non si interrompe. Perché mentre il Giappone combatte dall'altra parte del mondo, sul fronte orientale sta per iniziare una fase ancora più drammatica. **Mosca ha resistito.** **Stalingrado ha fermato e poi rovesciato l'offensiva tedesca.** Ora l'Armata Rossa comincia lentamente a spingersi verso ovest. E la guerra sta per entrare nella sua fase decisiva.
Il passato non cambia.
Cambia, nel tempo, la nostra capacità di guardarlo.