Da dove vennero le risorse del riarmo tedesco?

1919: una Germania sconfitta e un'Europa impaurita
Alla fine della Prima guerra mondiale la Germania era in una situazione economica difficilissima. Il Trattato di Versailles impose pesanti riparazioni, mentre il Paese aveva perso territori, risorse e una parte importante della propria capacità industriale. Nel 1923 arrivò la crisi dell'iperinflazione e il marco perse quasi completamente il proprio valore. Eppure, appena pochi anni dopo, la Germania sarebbe tornata a essere una delle principali potenze industriali del mondo. Da dove arrivarono le risorse che resero possibile questa trasformazione? La risposta non è una sola. E proprio qui comincia la parte interessante.

1924: arrivano i capitali americani
Il primo passaggio fondamentale fu il **Piano Dawes**, approvato nel 1924. La Germania ottenne un prestito internazionale iniziale di **800 milioni di marchi oro**, circa 200 milioni di dollari dell'epoca, e un nuovo calendario per il pagamento delle riparazioni. Ma il prestito Dawes fu soltanto l'inizio. Negli anni successivi arrivò in Germania una grande quantità di capitale straniero, soprattutto dagli Stati Uniti. Tra il 1924 e il 1930 furono collocati negli Stati Uniti circa **1,316 miliardi di dollari di titoli tedeschi**, tra obbligazioni governative e societarie. Alla fine del 1930 gli investimenti americani a lungo termine in Germania erano stimati in circa **1,421 miliardi di dollari**, comprendendo anche gli investimenti diretti. Non si trattava quindi soltanto del famoso prestito Dawes. Era diventato un vero e proprio flusso di capitali.

Il curioso meccanismo degli anni Venti
Il sistema finanziario internazionale dell'epoca aveva una caratteristica particolare. La Germania riceveva capitali dall'estero. Con questi capitali poteva sostenere la propria economia e pagare le riparazioni. Le potenze vincitrici ricevevano le riparazioni e, a loro volta, dovevano pagare i propri debiti di guerra agli Stati Uniti. Si era quindi creato un sistema finanziario internazionale nel quale il denaro americano contribuiva indirettamente a mantenere in funzione il meccanismo delle riparazioni. La documentazione economica dell'epoca mostra quanto fosse importante questo afflusso di capitale straniero: tra il 1924 e il 1930 la Germania accumulò una forte crescita dell'indebitamento estero e una parte consistente dei prestiti proveniva dagli Stati Uniti. Ma c'è un punto fondamentale da ricordare. **Nel 1924 Hitler non era ancora al potere.** Non possiamo quindi chiamare quei capitali "finanziamento americano di Hitler". Erano investimenti e prestiti destinati alla Germania della Repubblica di Weimar. La domanda interessante è un'altra: **quanto di quella capacità industriale sarebbe rimasto disponibile quando Hitler sarebbe arrivato al potere?**

1929: il sistema si rompe
Poi arrivò il crollo di Wall Street. Il sistema basato sull'afflusso di capitali stranieri cominciò a incepparsi. La Germania era fortemente indebitata con l'estero e la crisi finanziaria internazionale rese sempre più difficile ottenere nuovi finanziamenti. Nel 1931 la situazione diventò drammatica. I capitali stranieri cominciarono a uscire dalla Germania e il sistema bancario tedesco entrò in crisi. Nel frattempo la disoccupazione cresceva enormemente. Fu in questo ambiente economico e sociale che il Partito nazionalsocialista aumentò rapidamente il proprio peso politico.

1933: Hitler prende il potere
Nel gennaio 1933 Hitler divenne cancelliere. Da quel momento la politica economica tedesca cambiò profondamente. La riduzione della disoccupazione e il rilancio industriale furono accompagnati da una crescente concentrazione delle risorse verso il riarmo. Il problema era enorme: **come finanziare una gigantesca espansione militare quando la Germania aveva ancora pesanti problemi finanziari e accesso limitato ai mercati internazionali?** Una parte della risposta arrivò dal credito interno e dall'espansione del debito pubblico.

1934: il riarmo viene finanziato anche attraverso il debito
Uno degli strumenti più importanti furono i **Mefo-Wechsel**, o cambiali Mefo. Erano formalmente cambiali commerciali emesse da una società appositamente creata, la Metallurgische Forschungsgesellschaft. Le imprese che producevano armamenti potevano riceverle come pagamento e successivamente convertirle attraverso la Reichsbank. In questo modo una parte importante delle spese per il riarmo poteva essere finanziata senza apparire immediatamente come normale spesa pubblica. Era, in sostanza, un sistema di **credito e debito differito**. La Reichsbank avrebbe poi dovuto fare i conti con le conseguenze di questo meccanismo.

1934-1939: l'economia viene trasformata per la guerra
Il riarmo non consisteva soltanto nel costruire carri armati, aerei e navi. Significava trasformare progressivamente l'intera struttura produttiva del Paese. Nel 1936 il regime introdusse il **Piano quadriennale**, affidato a Hermann Göring. L'obiettivo era aumentare la produzione nazionale di materie prime strategiche, combustibili e materiali indispensabili alla preparazione militare. Furono sviluppate nuove industrie e aumentata la produzione di acciaio, combustibili sintetici, gomma sintetica e altri materiali. L'economia tedesca diventò quindi sempre più orientata verso la preparazione bellica.

Ma quanto costò realmente il riarmo?
Qui torniamo alla pagina di **Novosti** che ha dato origine alla mia ricerca. Il testo sovietico afferma che la Germania arrivò a spendere circa **il 70% delle proprie entrate** per i preparativi bellici e poi introduce la cifra di **90 miliardi di marchi**, collegandola però agli investimenti americani. Ed è proprio qui che emerge uno dei risultati più interessanti del confronto tra *ieri e oggi*. La cifra di 90 miliardi compare effettivamente nella documentazione storica sul riarmo tedesco. Ma **non come 90 miliardi investiti dagli americani nell'economia tedesca**.

I 90 miliardi: una cifra reale, ma attribuita alla voce sbagliata
Il 1° settembre 1939, nel suo discorso al Reichstag, Hitler dichiarò: **«Durante questo periodo sono stati spesi più di 90 miliardi di Reichsmark»** per la costruzione della Wehrmacht. La cifra fu poi ripresa anche durante il processo di Norimberga come parte della documentazione sull'entità del riarmo tedesco. Ma esiste anche una stima economica più specifica. Lo storico dell'economia **Jürgen Kuczynski** calcolò una spesa complessiva di circa **90 miliardi di Reichsmark** per l'apparato di armamento, includendo non soltanto le spese militari dirette ma anche alcune componenti indirette, come investimenti industriali e spese collegate alla preparazione militare. Altri studiosi hanno prodotto stime inferiori. Quindi i 90 miliardi non devono essere considerati una cifra contabile incontestabile. Ma il punto fondamentale rimane: **i 90 miliardi erano una stima della spesa tedesca per il riarmo, non dei capitali americani investiti in Germania.** La frase di Novosti sembra quindi aver trasferito una cifra riferita alla spesa tedesca nel contesto degli investimenti americani. Ed è una differenza enorme.

Ma gli americani continuarono a fare affari con la Germania nazista?
Sì. Ed è probabilmente questa la parte più interessante della storia. Il fatto che la cifra dei 90 miliardi sia stata attribuita erroneamente agli investimenti americani **non significa che i rapporti economici tra imprese americane e Germania nazista siano un'invenzione della propaganda sovietica**. Esistono numerosi documenti che dimostrano la continuazione di rapporti commerciali, finanziari e tecnologici. Uno dei casi più interessanti è quello della **Standard Oil** e della tedesca I.G. Farben.

Standard Oil e I.G. Farben
Standard Oil e I.G. Farben avevano rapporti industriali e tecnologici già prima della guerra. La documentazione di Norimberga mostra accordi riguardanti, tra le altre cose, combustibili, processi di idrogenazione, oli lubrificanti e tecnologie petrolchimiche. Nel 1934-35 il governo tedesco chiese inoltre a I.G. Farben di acquistare grandi quantità di carburante e lubrificanti attraverso Standard Oil e altre società. Il rapporto non era quindi semplicemente finanziario. Comprendeva **tecnologie, brevetti, conoscenze industriali e commercio di materie prime strategiche**. Questo è un elemento che merita di essere approfondito separatamente.

E Du Pont?
Anche Du Pont aveva rapporti industriali e tecnologici con aziende tedesche. Documenti americani mostrano accordi di licenza e collaborazione con I.G. Farben negli anni Trenta. Ma anche qui bisogna evitare una semplificazione. Un accordo industriale o tecnologico non equivale automaticamente a un finanziamento del riarmo. Bisogna capire **che cosa veniva trasferito, a chi, quando e per quale utilizzo**. È esattamente il tipo di distinzione che questa sezione *Ieri e oggi* vuole mettere in evidenza.

E la Chase National Bank?
Questo caso è ancora più interessante. La **Chase National Bank** aveva avuto importanti rapporti finanziari con la Germania già negli anni Venti. Ma i rapporti non terminarono semplicemente con l'arrivo di Hitler. Documenti del Tesoro americano mostrano che nel 1940 la **Reichsbank manteneva un conto presso la Chase National Bank di New York** e che alcune transazioni effettuate attraverso quel conto venivano monitorate dalle autorità finanziarie statunitensi. E c'è un altro elemento. La filiale parigina della Chase continuò a operare durante l'occupazione tedesca della Francia. Documenti raccolti dal Tesoro americano descrivono i rapporti tra la filiale e le autorità tedesche durante l'occupazione. Questo non dimostra che la Chase avesse deliberatamente deciso di **finanziare il riarmo nazista**. Dimostra però qualcosa di più circoscritto e documentabile: **i rapporti finanziari con la Germania nazista non cessarono automaticamente con l'avvento del regime né, in tutti i casi, con l'inizio della guerra.** Ed è un fatto storico molto diverso dalla tesi, molto più forte, secondo cui gli Stati Uniti avrebbero deliberatamente finanziato Hitler per spingerlo contro l'Unione Sovietica. Per quest'ultima affermazione servirebbe una documentazione molto più specifica.

Quindi gli Stati Uniti finanziarono Hitler?
La risposta dipende da cosa intendiamo con "Stati Uniti". Se intendiamo **il governo degli Stati Uniti**, la documentazione che abbiamo esaminato non dimostra una politica governativa americana finalizzata a finanziare il riarmo nazista. Se invece parliamo di **banche, investitori e grandi imprese private americane**, la situazione è molto più complessa. Negli anni Venti arrivarono in Germania ingenti capitali americani. Negli anni Trenta continuarono rapporti industriali e commerciali tra imprese americane e tedesche. Alcuni di questi rapporti coinvolgevano settori strategici. E alcuni rapporti finanziari continuarono anche durante la guerra. Questi sono fatti documentabili. La loro interpretazione è un'altra questione.

E allora da dove vennero le risorse del riarmo?
La risposta che emerge dal confronto tra le fonti è molto meno semplice di quella proposta da Novosti. La Germania nazista utilizzò una combinazione di:
* **entrate fiscali;**
* **credito interno;**
* **aumento del debito pubblico;**
* **Mefo-Wechsel;**
* **controllo dello Stato sull'economia;**
* **conversione dell'industria civile verso la produzione militare;**
* **produzione interna di materie prime e sostituti;**
* **accordi commerciali internazionali;**
* e, successivamente, **lo sfruttamento economico dei territori occupati e del lavoro forzato**.
I capitali stranieri degli anni Venti contribuirono alla ricostruzione della capacità produttiva tedesca. Ma il gigantesco programma di riarmo del 1933-1939 fu soprattutto una **mobilitazione finanziaria e industriale interna guidata dallo Stato tedesco**.

Ieri e oggi
Ed eccoci al motivo per cui questa storia appartiene alla sezione **Ieri e oggi**.
La pagina della nostra fonte sovietica del 1978 contiene elementi reali:
la crescita dell'apparato militare tedesco, la militarizzazione dell'economia, i rapporti con grandi imprese americane e l'importanza dei capitali stranieri. Ma contiene anche una forte interpretazione politica. E soprattutto presenta un dato quantitativo in modo problematico: **i 90 miliardi di marchi non risultano essere investimenti americani.** La ricerca storica successiva permette di separare i diversi livelli della vicenda. Non tutto ciò che è scritto nella fonte del 1978 è falso. Ma non tutto può essere preso come dato neutrale. Ed è proprio questo il senso del confronto.

Una domanda rimane
Resta però una domanda affascinante.
**Perché imprese e istituzioni finanziarie americane continuarono a mantenere rapporti economici con la Germania nazista, anche quando era ormai evidente la natura del regime?** La risposta probabilmente non si trova in una singola spiegazione. C'erano interessi economici, contratti già esistenti, investimenti da proteggere, rapporti industriali costruiti negli anni precedenti, brevetti, mercati internazionali e, con l'inizio della guerra, anche vincoli e opportunità creati dalla situazione politica. Ed è qui che possiamo aprire il prossimo capitolo.

Ieri e oggi: una nuova domanda
**General Motors e Ford continuarono a produrre in Germania durante la guerra.**
**Standard Oil mantenne rapporti industriali e commerciali con il mondo petrolifero tedesco.**
**La Chase continuò ad avere rapporti finanziari con soggetti tedeschi anche durante la guerra.**
Quanto furono importanti questi rapporti?
Quali prodotti vennero fabbricati?
Chi li controllava realmente?
E soprattutto:
**quanto della produzione delle filiali americane finì direttamente o indirettamente al servizio dell'economia di guerra tedesca?**
Questa è una domanda diversa da quella iniziale. E forse è ancora più interessante.

La fonte da cui siamo partiti
**L'URSS nella seconda guerra mondiale**, Nuova CEI, 1978.
Opera basata su testi e materiali dell'agenzia sovietica **Novosti**.
La pagina originale appartiene alla fonte storica utilizzata per questo confronto.
**Il passato non cambia, ma cambia il modo in cui possiamo comprenderlo.**