Il memoriale di Katyn, nella regione di Smolensk.
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Katyn: quando anche la verità diventa vittima della guerra
La guerra non produce soltanto battaglie, conquiste e sconfitte. Produce anche prigionieri, deportazioni, esecuzioni, persecuzioni e, spesso, una cosa ancora più difficile da ricostruire: **la verità su ciò che è accaduto**. La Seconda guerra mondiale offre esempi estremi di questa degenerazione. I crimini della Germania nazista, le persecuzioni e lo sterminio degli ebrei europei, i bombardamenti delle città e l'impiego delle bombe atomiche contro Hiroshima e Nagasaki fanno parte di una storia nella quale milioni di civili furono coinvolti e uccisi. Ma anche l'Unione Sovietica, pur avendo sostenuto un ruolo decisivo nella sconfitta della Germania nazista, fu responsabile di repressioni e uccisioni di massa. **Katyn è uno degli episodi più tragici di questa storia.** E ha una caratteristica che lo rende particolarmente interessante per *Ieri e oggi*: dopo l'uccisione delle vittime, per quasi mezzo secolo si combatté anche una seconda battaglia, quella per stabilire **chi fosse responsabile di quelle morti**.1940: la decisione Dopo l'invasione e la spartizione della Polonia nel 1939, migliaia di militari, poliziotti, funzionari e rappresentanti dell'élite polacca furono fatti prigionieri dall'Unione Sovietica.
Molti furono concentrati nei campi NKVD di **Kozelsk, Starobelsk e Ostashkov**.
Il 5 marzo 1940 Lavrentij Berija, capo dell'NKVD, presentò a Stalin una proposta per sottoporre a una procedura speciale **14.700 prigionieri di guerra** e altri **11.000 detenuti** nelle regioni occidentali dell'Ucraina e della Bielorussia, con l'applicazione della pena capitale mediante fucilazione, senza processo e senza contestazione delle accuse.
La proposta fu approvata da Stalin e da altri membri della leadership sovietica.
La documentazione conservata negli archivi permette oggi di seguire con grande precisione questa decisione.
Il numero complessivo generalmente associato al crimine di Katyn è di circa **22.000 cittadini polacchi**.
Ma esiste anche una cifra documentaria più precisa: **21.857 persone**.
Una nota del capo del KGB Aleksandr Šelepin del 1959 specificava 4.421 prigionieri di Kozelsk, 3.820 di Starobelsk, 6.311 di Ostashkov e 7.305 detenuti nelle prigioni dell'Ucraina e della Bielorussia occidentali.
Questo permette di fare una precisazione importante:
**Katyn è diventato il nome simbolico dell'intero crimine, ma le vittime furono uccise in diversi luoghi.**
A Katyn furono fucilati soprattutto i prigionieri provenienti da Kozelsk; altri furono uccisi e sepolti a Kharkiv, Mednoe e in altre località.
1943: la scoperta che diventò propaganda
Per molto tempo la versione sovietica sostenne che gli ufficiali polacchi fossero stati uccisi dai tedeschi.
La questione esplose pubblicamente nel 1943.
Ma anche qui la storia è più complessa di quanto possa sembrare.
Le autorità tedesche conoscevano l'esistenza delle fosse già prima dell'annuncio ufficiale. Secondo la documentazione del memoriale di Katyn, gli scavi tedeschi nella zona di Smolensk erano iniziati nel febbraio 1943.
Dopo la sconfitta di Stalingrado, la leadership nazista decise di trasformare la vicenda in una **grande campagna propagandistica**, con l'obiettivo di incrinare i rapporti tra l'Unione Sovietica, il governo polacco in esilio e gli Alleati occidentali.
Il 13 aprile 1943 la radio tedesca annunciò ufficialmente il ritrovamento delle fosse.
La Germania aveva quindi scoperto un crimine realmente commesso, ma lo utilizzò immediatamente come **strumento di guerra politica e propagandistica**.
È una distinzione importante.
**Il fatto era reale. L'uso politico del fatto era altrettanto reale.**
La versione sovietica: furono i tedeschi
La reazione sovietica fu immediata.
Mosca respinse l'accusa e sostenne che gli ufficiali polacchi erano stati uccisi dai tedeschi nel 1941, durante l'occupazione nazista della zona di Smolensk.
Dopo la riconquista del territorio, nel gennaio 1944 fu istituita una commissione speciale guidata dall'accademico **Nikolaj Burdenko**.
Il 14 gennaio iniziarono gli scavi e tra il 17 e il 23 gennaio furono effettuate esumazioni e interrogatori di testimoni.
La commissione concluse che gli ufficiali polacchi erano stati fucilati dai tedeschi nel **1941**.
La data è fondamentale.
La documentazione oggi disponibile mostra che le uccisioni erano state ordinate nel marzo **1940**.
La commissione sovietica collocò invece le esecuzioni nel **1941**, quando la zona era sotto occupazione tedesca.
La versione sovietica diventò quella ufficiale e fu mantenuta per decenni.
Montanelli: una verità contesa
È proprio qui che il materiale di **Montanelli** che ho raccolto diventa prezioso.
Le pagine de *I grandi fatti* raccontano la vicenda attraverso il contrasto tra la versione tedesca, quella sovietica e le successive ricostruzioni.
Montanelli non disponeva ancora del materiale documentario che sarebbe emerso dopo la fine dell'URSS.
Ma il suo racconto mostra bene una cosa: **Katyn era già diventata una questione nella quale la ricerca storica era inseparabile dalla politica internazionale.**
La domanda non era soltanto:
Chi ha ucciso gli ufficiali polacchi?
Era diventata anche:
Chi ha il potere di stabilire quale versione del fatto debba essere considerata ufficiale?
La verità sepolta
Questa è forse la parte più interessante del testo Novosti **«Katyn – краеугольный камень преткновения?»**, cioè **«Katyn – una pietra d'inciampo?»**.
L'articolo nasce in occasione della proiezione a Mosca del film *Katyn* di Andrzej Wajda.
L'autore non presenta più la vecchia versione sovietica secondo cui le vittime sarebbero state uccise dai tedeschi.
Al contrario, parla apertamente delle vittime dell'NKVD e della falsificazione della verità su Katyn.
Descrive la tragedia come una storia nella quale la verità, per quanto sepolta, continuò lentamente a riemergere:
prima attraverso le testimonianze, poi attraverso i documenti, infine attraverso la memoria.
È un passaggio particolarmente significativo.
Perché mostra che, nel frattempo, **la stessa pubblicistica russa aveva cambiato il modo di raccontare Katyn**.
Wajda: una storia anche personale
Il film di Andrzej Wajda, *Katyn*, uscì nel 2007.
Per il regista non era soltanto un film storico, era anche una vicenda personale. Suo padre, **Jakub Wajda**, capitano dell'esercito polacco, fu catturato dai sovietici e ucciso nel 1940 a **Kharkiv**, dopo essere stato internato nel campo di Starobelsk.
Per Wajda, dunque, il film rappresentava anche una forma di memoria familiare. Il regista ha raccontato che durante il periodo comunista non era possibile indicare apertamente la responsabilità sovietica per la morte del padre. Il film fu realizzato soltanto dopo la fine del sistema comunista polacco.
Ed è proprio questo che spiega perché il film abbia un significato che va oltre la semplice ricostruzione di un massacro.
**È anche il racconto di una memoria che per decenni non aveva potuto essere pronunciata liberamente.**
1990: la prima ammissione sovietica
Il cambiamento decisivo arrivò con la dissoluzione del sistema sovietico.
Il **13 aprile 1990**, l'Unione Sovietica riconobbe ufficialmente per la prima volta la responsabilità dell'NKVD.
Il comunicato dell'agenzia TASS affermava che l'insieme dei materiali d'archivio permetteva di attribuire la responsabilità diretta a Berija, Merkulov e agli uomini alle loro dipendenze e definiva Katyn **«una delle più gravi manifestazioni dei crimini dello stalinismo»**. Era una svolta enorme. Ma non era ancora la pubblicazione di tutta la documentazione decisiva.
1992: il documento che cambia il quadro
Un passaggio ancora più importante arrivò il **14 ottobre 1992**. Per ordine del presidente russo Boris El'cin, il direttore dell'Archivio di Stato della Federazione Russa, Rudolf Pichoja, consegnò al presidente polacco Lech Wałęsa copie dei documenti contenuti nel cosiddetto **«Pacchetto speciale n. 1»**. Tra questi documenti c'era la proposta di Berija del **5 marzo 1940** e la decisione della leadership sovietica che ne autorizzava l'esecuzione. Il documento porta le approvazioni di Stalin, Vorošilov, Molotov e Mikojan, con le indicazioni di assenso di Kalinin e Kaganovič. La differenza rispetto al 1990 è fondamentale. Nel 1990 era stata riconosciuta la responsabilità dell'NKVD. Nel 1992 diventavano disponibili documenti che mostravano **il processo decisionale ai vertici dello Stato sovietico**.
2010: anche la Duma indica Stalin
Il percorso non terminò nel 1992. Il **26 novembre 2010**, la Duma di Stato russa approvò una dichiarazione sulla tragedia di Katyn e sulle sue vittime. Il documento riconobbe che le fucilazioni di massa dei cittadini polacchi erano state effettuate **per ordine diretto di Stalin e di altri dirigenti sovietici** e le definì un crimine del regime staliniano. È un passaggio ulteriore rispetto al riconoscimento del 1990. La responsabilità non viene più indicata genericamente come responsabilità dell'NKVD o dello «stalinismo»: viene collegata direttamente a Stalin e alla leadership sovietica. Questo non significa, però, che nella Russia contemporanea sia scomparsa ogni controversia sulla vicenda.
Katyn oggi: due tragedie nello stesso luogo
C'è un altro elemento che merita attenzione.
Il memoriale di Katyn non ricorda soltanto le vittime polacche del 1940.
Il complesso comprende anche l'area delle **vittime sovietiche delle repressioni politiche**. Nella zona sono state individuate numerose fosse comuni risalenti alle repressioni del 1937-1938. Il memoriale riunisce quindi due memorie: **quella dei cittadini polacchi uccisi nel 1940** e **quella dei cittadini sovietici vittime delle repressioni staliniane.**
È una coincidenza geografica tutt'altro che irrilevante. Lo stesso luogo conserva la memoria di due tragedie differenti, entrambe legate alla violenza dello Stato.
Che cosa racconta Novosti oggi?
Ed è qui che il confronto con la fonte russa che abbiamo tradotto diventa particolarmente interessante. L'articolo **«Katyn – una pietra d'inciampo?»** non ripropone la versione sovietica secondo cui i tedeschi sarebbero stati responsabili del massacro. Parla esplicitamente dell'NKVD, delle vittime polacche e della falsificazione della verità. Ma c'è anche qualcosa che **non dice**.
Nel testo che abbiamo analizzato non compare esplicitamente la **decisione del Politburo del 5 marzo 1940**, né viene citato il **«Pacchetto speciale n. 1»**. È un dettaglio importante per *Ieri e oggi*. Non significa necessariamente che l'autore neghi quei documenti. Significa qualcosa di più semplice e verificabile:
**La fonte contemporanea russa racconta la tragedia e riconosce la responsabilità sovietica, ma sceglie di farlo attraverso il film di Wajda, la memoria delle vittime e il tema della verità nascosta, senza entrare nel dettaglio dei documenti decisivi che oggi conosciamo.** Ed è proprio questa la differenza tra **ciò che una fonte dice** e **ciò che noi possiamo ricostruire mettendo insieme più fonti**.
Ieri e oggi: come è cambiata la storia di Katyn?
Possiamo allora costruire una piccola linea del tempo.
**1940** Gli organi sovietici eseguono le fucilazioni sulla base della decisione del 5 marzo.
**1943** La Germania rende pubblica la scoperta delle fosse e la trasforma in uno strumento di propaganda.
**1944** La commissione Burdenko attribuisce ai tedeschi le uccisioni e colloca il massacro nel 1941.
**1945–1980** La versione sovietica rimane quella ufficiale nell'URSS e nei Paesi del blocco sovietico.
**1990** L'URSS riconosce ufficialmente la responsabilità dell'NKVD e definisce Katyn uno dei crimini dello stalinismo.
**1992** La Russia di El'cin consegna alla Polonia il «Pacchetto speciale n. 1», compresa la documentazione della decisione del 5 marzo 1940.
**2007** Wajda realizza *Katyn*, trasformando anche la propria memoria familiare in memoria cinematografica.
**2010** La Duma russa attribuisce esplicitamente a Stalin e ad altri dirigenti sovietici la responsabilità diretta del massacro.
Che cosa ci insegna Katyn?
Katyn non è soltanto la storia di **21.857 persone**. È anche la storia di come una verità possa essere modificata, negata, nascosta e, molti decenni dopo, nuovamente riconosciuta.
Ma è importante distinguere i livelli.
**I fatti documentati** sono una cosa.
**La propaganda nazista del 1943** è un'altra.
**La versione sovietica del 1944** è un'altra ancora.
**Il racconto di Montanelli** appartiene a un'altra epoca e a un'altra prospettiva.
**Il testo Novosti contemporaneo** mostra un ulteriore cambiamento nella memoria russa. E i documenti d'archivio permettono oggi di confrontare questi racconti con le decisioni effettivamente prese nel 1940. È proprio questo il senso di *Ieri e oggi*. Non scegliere una fonte e respingere tutte le altre. Ma chiedere a ciascuna:
**Che cosa mi racconti?**
**Quando lo racconti?**
**Da quale posizione lo racconti?**
**E soprattutto: che cosa non puoi o non vuoi raccontarmi?**
Una riflessione
Katyn lascia una domanda che va oltre la ricostruzione storica.
La Seconda guerra mondiale viene spesso raccontata come uno scontro fra Stati e eserciti, ma dietro le mappe, le offensive e le frontiere c'erano milioni di persone. A Katyn furono uccisi uomini che erano stati fatti prigionieri. Poi, per decenni, la loro morte fu accompagnata da una seconda tragedia: **la difficoltà di riconoscere pubblicamente chi li aveva uccisi.** La storia ci mostra quindi qualcosa di particolarmente inquietante:
**una guerra può colpire non soltanto i corpi delle persone, ma anche la memoria che rimane di loro.**
E forse è proprio per questo che Katyn merita un posto in questa nostra ricostruzione della guerra. Non come parentesi rispetto alle grandi battaglie che verranno. Ma come avvertimento.
Perché mentre gli eserciti si preparavano a combattere, la guerra aveva già mostrato una delle sue conseguenze più terribili: **la trasformazione dell'essere umano in un nemico da eliminare e, successivamente, della sua morte in una verità da manipolare.**
Ieri e oggi
**Le fosse sono rimaste.**
**Quello che è cambiato è ciò che siamo riusciti a sapere, documentare e finalmente raccontare su ciò che contenevano.**
**Il passato non cambia.
Cambia, nel tempo, la nostra capacità di guardarlo.**