Hess prima della sua partenza per la Scozia

1941: il mistero di Rudolf Hess

Un volo verso la Scozia alla vigilia di Barbarossa
Il **10 maggio 1941**, mentre la Seconda guerra mondiale era ancora lontana dalla sua conclusione, un Messerschmitt Bf 110 decollò da Augsburg e attraversò il Mare del Nord. Ai comandi c'era un uomo solo. Non era un pilota qualsiasi. Era **Rudolf Hess**, il vice di Adolf Hitler e uno degli uomini più importanti del regime nazista. Quella notte Hess si lanciò con il paracadute sulla Scozia. Quando fu catturato, dichiarò di essere arrivato in Gran Bretagna per una missione di pace. Da allora, quella missione è diventata uno degli enigmi più affascinanti della Seconda guerra mondiale.

Un volo preparato per mesi
Il racconto del vecchio libretto della raccolta *I grandi enigmi della storia*, che ho ritrovato nella mia biblioteca, comincia quasi come un romanzo. Londra è sotto i bombardamenti. Churchill sta trascorrendo la serata quando arriva una notizia incredibile: **Rudolf Hess è arrivato in Scozia.** Hess aveva preparato il viaggio con grande cura. Non si trattava di un impulso improvviso. Durante gli interrogatori britannici ammise di aver già tentato più volte di raggiungere la Scozia. Il primo tentativo risaliva al dicembre 1940. In totale, prima del volo riuscito, aveva effettuato tre tentativi. Aveva inoltre raccolto informazioni meteorologiche e preparato accuratamente la rotta. Il 10 maggio partì quindi per la sua missione. Dopo aver attraversato il Mare del Nord, si lanciò con il paracadute nei pressi di **Eaglesham**, in Scozia. Aveva con sé documenti e informazioni destinati alla missione e utilizzò inizialmente il nome di **Alfred Horn**. Ma soprattutto chiese di poter incontrare una persona precisa: **il duca di Hamilton.**

Perché proprio il duca di Hamilton?
Douglas Douglas-Hamilton era un ufficiale della Royal Air Force e un membro del Parlamento britannico. Hess lo aveva conosciuto indirettamente attraverso gli ambienti legati ad **Albrecht Haushofer**, geografo e consigliere di Hess. Hamilton e Haushofer si conoscevano realmente. Haushofer aveva anche soggiornato presso Hamilton nel 1938. Nel settembre 1940 Haushofer aveva scritto a Hamilton proponendo un incontro a Lisbona. Ma c'è un particolare sorprendente: **la lettera fu intercettata dall'MI5 e Hamilton non la ricevette mai.** Gli archivi britannici mostrano quindi che i servizi segreti britannici erano venuti a conoscenza di alcuni contatti che precedevano il volo di Hess, ma Hamilton stesso non sapeva che Hess fosse coinvolto. Hess, tuttavia, considerava Hamilton un possibile intermediario. Probabilmente sperava che attraverso di lui fosse possibile arrivare a livelli ancora più alti del potere britannico. Secondo la ricostruzione della sua missione, Hamilton avrebbe potuto rappresentare un canale verso il governo britannico e persino verso **re Giorgio VI**. Il problema era che Hess aveva costruito la propria missione su una convinzione che si sarebbe rivelata completamente sbagliata: **credeva che in Gran Bretagna esistesse una componente politica favorevole a un accordo con Hitler.** Hamilton non rappresentava quella corrente. E quella corrente, nella forma immaginata da Hess, non esisteva.

«Vengo in missione di pace»
Quando Hess incontrò gli inglesi, spiegò di essere arrivato con una proposta per porre fine alla guerra tra Germania e Gran Bretagna. Le sue condizioni erano molto più concrete di quanto possa far pensare la leggenda del misterioso volo.
Dai documenti e dagli interrogatori emerge che Hess immaginava una sistemazione nella quale:
* la Germania avrebbe avuto mano libera nella costruzione del proprio ordine europeo;
* la Gran Bretagna avrebbe conservato il proprio impero;
* sarebbero state restituite alla Germania le colonie perdute dopo la Prima guerra mondiale;
* sarebbe stato raggiunto un accordo di pace tra i due Paesi.
Hess sostenne inoltre che Hitler non volesse distruggere la Gran Bretagna, ma porre fine al conflitto tra i due Paesi. La sua missione, quindi, aveva uno scopo preciso: **tentare di aprire una trattativa.** Non era arrivato semplicemente per arrendersi.

Ma Hitler lo sapeva?
Questa è una delle domande fondamentali dell'enigma. Hess era stato per anni uno degli uomini più vicini a Hitler. Il fatto che avesse potuto preparare un volo così complesso senza che nessuno ai vertici del regime ne fosse informato sembra, a prima vista, difficile da credere. Eppure le prove disponibili indicano con forza che **Hitler non aveva autorizzato la missione**. Lord Simon, che interrogò Hess per il governo britannico, concluse che Hess era arrivato di propria iniziativa e non era partito per ordine o con il preventivo consenso di Hitler. Anche la reazione di Hitler alla notizia della fuga fu estremamente negativa. Il regime nazista prese immediatamente le distanze da Hess e lo presentò pubblicamente come un uomo che aveva agito autonomamente e che non era più in possesso delle proprie facoltà. La macchina propagandistica nazista aveva bisogno di una spiegazione che impedisse alla fuga di essere interpretata come una missione ufficiale.
Un documento riapre il dubbio
Ma la storia non finisce qui. Nel 2011 lo storico tedesco **Matthias Uhl** rese noto un rapporto conservato negli archivi russi nel quale l'aiutante di Hess, **Karlheinz Pintsch**, sosteneva che Hitler avesse ricevuto la lettera lasciata da Hess prima della partenza e che il volo fosse avvenuto in accordo con gli inglesi. Se fosse autentica e affidabile, questa testimonianza cambierebbe radicalmente la ricostruzione. Ma esiste un problema enorme. Pintsch era stato catturato dai sovietici e trascorse anni in prigionia. La testimonianza fu quindi prodotta in condizioni che rendono necessario valutarne con estrema cautela l'attendibilità. La sua formulazione è stata considerata da alcuni studiosi compatibile con la propaganda sovietica dell'epoca. Questo è un esempio perfetto per *Ieri e oggi*: **il ritrovamento di un documento non equivale automaticamente alla scoperta della verità.** Un documento deve essere studiato, confrontato con altri documenti e valutato nel contesto nel quale è stato prodotto. La stessa esistenza di una fonte può aprire una domanda senza necessariamente fornire una risposta.

Hess e Barbarossa
C'è poi una coincidenza cronologica straordinaria. Hess vola in Scozia il **10 maggio 1941**. Il **22 giugno 1941**, appena sei settimane dopo, Hitler lancerà l'Operazione Barbarossa contro l'Unione Sovietica. È quindi inevitabile chiedersi se la missione di Hess avesse qualcosa a che fare con la guerra che Hitler stava preparando a est. Una possibile interpretazione è che Hess volesse ottenere un accordo con la Gran Bretagna proprio per evitare che la Germania continuasse a combattere contemporaneamente su due fronti. La Germania non era riuscita a costringere Londra alla resa. La guerra contro la Gran Bretagna continuava. E Hitler stava preparando l'attacco all'Unione Sovietica. Una pace con Londra avrebbe eliminato almeno uno dei problemi strategici della Germania. Ma qui dobbiamo fermarci davanti alle prove. **Il fatto che Hess volesse la pace con la Gran Bretagna non dimostra che la sua missione fosse stata organizzata da Hitler in funzione di Barbarossa.** Le fonti disponibili non permettono di trasformare questa coincidenza cronologica in una certezza.

Gli inglesi sapevano che Hess sarebbe arrivato?
Anche questo è diventato un terreno fertile per le teorie del complotto. La realtà documentata è più interessante. L'MI5 aveva intercettato la lettera di Haushofer a Hamilton nel 1940. I servizi britannici avevano quindi intercettato un possibile canale di contatto. Ma questo non significa che conoscessero il progetto di Hess. I documenti mostrano invece che, quando Hess arrivò, gli stessi britannici cercarono di capire rapidamente se fosse davvero arrivato di propria iniziativa oppure se dietro di lui ci fosse una manovra del governo tedesco. I fascicoli dell'MI5 mostrano quanto fosse difficile distinguere le informazioni attendibili dalle voci e dalle manipolazioni. Nel 2004 alcuni importanti fascicoli dell'MI5 furono resi disponibili agli archivi britannici. La loro apertura contribuì a ridimensionare diverse teorie secondo cui Hamilton o i servizi britannici avrebbero organizzato il volo. Ma i documenti mostrano anche che l'MI5 aveva valutato la possibilità di utilizzare Hamilton come intermediario per raccogliere informazioni. In altre parole: **i servizi britannici non erano completamente ignari dei contatti che precedevano la missione, ma questo è molto diverso dall'aver organizzato il volo di Hess.**

Un'idea pericolosa: uccidere Hess
La missione di Hess provocò preoccupazione anche tra gli alleati. Nel 1941 alcuni ufficiali polacchi in Gran Bretagna temettero che la presenza di Hess potesse preludere a una trattativa anglo-tedesca nella quale la Polonia sarebbe stata sacrificata. Secondo i diari di **Guy Liddell**, dirigente del controspionaggio britannico, fu scoperto un progetto di ufficiali polacchi per raggiungere il luogo dove Hess era detenuto e ucciderlo. Il gruppo fu fermato prima di poter mettere in atto il piano. L'episodio è significativo soprattutto per ciò che rivela sul clima politico dell'epoca. La missione di Hess aveva fatto nascere, anche tra gli alleati della Gran Bretagna, il timore che potesse essere in preparazione una pace separata con la Germania. Non era quindi soltanto un enigma diplomatico. Era diventato un problema concreto per l'equilibrio dell'alleanza.

La missione fallisce
Hess sperava di poter parlare con rappresentanti del governo britannico. Non riuscì nel suo intento. Churchill decise di trattarlo come prigioniero e non come diplomatico. La Gran Bretagna non accettò le sue proposte. Il progetto di Hess era fallito. Ma Londra si trovava improvvisamente davanti a un prigioniero di enorme valore. Hess conosceva dall'interno il funzionamento del regime nazista e poteva essere interrogato su molti aspetti della politica tedesca. L'MI5 aprì un fascicolo specifico sulla sua vicenda e raccolse interrogatori, rapporti, testimonianze e informazioni. Nel tempo furono costituiti **cinque fascicoli** dedicati a Hess.

L'uomo che Hitler trasformò in un pazzo
La reazione tedesca fu altrettanto significativa. Hess era stato uno degli uomini più vicini a Hitler. Dopo la sua fuga diventò improvvisamente un uomo da cui il regime doveva prendere le distanze. La propaganda nazista sostenne che avesse agito autonomamente e che fosse mentalmente instabile. Martin Bormann prese progressivamente il suo posto nella struttura del partito. Il paradosso è evidente: **l'uomo che per anni era stato uno dei più fedeli collaboratori di Hitler venne trasformato dalla propaganda del regime in un personaggio del quale non ci si poteva più fidare.**

Norimberga
Dopo la guerra Hess fu trasferito a Norimberga. Durante il processo mantenne a lungo un comportamento enigmatico e sostenne anche di avere problemi di memoria. Il Tribunale militare internazionale lo condannò per **cospirazione e crimini contro la pace**, mentre fu assolto dalle accuse relative ai crimini di guerra e ai crimini contro l'umanità. La pena fu l'ergastolo. Hess fu trasferito nel carcere di Spandau, dove rimase fino alla morte, nel 1987. Fu l'unico dei sette detenuti inizialmente assegnati a Spandau a rimanere in carcere fino alla fine della propria vita. Dal 1966, quando Albert Speer e Baldur von Schirach furono liberati, rimase **l'unico prigioniero del carcere**. Aveva allora 72 anni. Morì nel 1987, a 93 anni, dopo oltre quarant'anni di detenzione.

Che cosa sappiamo davvero?
A questo punto possiamo provare a separare i diversi livelli di certezza.
Ciò che sappiamo
Hess partì dalla Germania il **10 maggio 1941** e arrivò in Scozia con un volo preparato da tempo. Chiese di incontrare il duca di Hamilton. Voleva cercare un accordo di pace tra Germania e Gran Bretagna. Fu catturato e rimase prigioniero britannico fino alla fine della guerra. Fu poi processato a Norimberga e condannato all'ergastolo.
Ciò che è altamente probabile
Hess agì **senza un ordine di Hitler**. La reazione del Führer, la presa di distanza immediata del regime e le successive testimonianze rendono questa ricostruzione molto più solida di quella secondo cui Hitler avrebbe organizzato segretamente il volo.
Ciò che è stato ipotizzato
Che Hitler fosse comunque informato in anticipo. Che i servizi britannici avessero avuto un ruolo nella preparazione della missione. Che Hess fosse stato inviato per sondare la possibilità di una pace prima dell'attacco all'Unione Sovietica. Che la missione fosse collegata direttamente alla preparazione di Barbarossa. Sono ipotesi interessanti, ma non possono essere trasformate in fatti senza prove sufficienti.
Ciò che rimane senza risposta definitiva
Qual era esattamente il piano politico di Hess? Quanto era convinto di rappresentare una possibile corrente favorevole alla pace in Gran Bretagna? Che cosa sperava realmente di ottenere attraverso Hamilton? E soprattutto: **quanto era personale la sua iniziativa e quanto rifletteva discussioni riservate all'interno del vertice nazista?**

Ieri e oggi: il vecchio libretto e gli archivi
Ed è qui che il ritrovamento, nella mia biblioteca, di un vecchio volume della raccolta *I grandi enigmi della storia* acquista un significato particolare. Quando quel libro fu scritto, molti documenti erano ancora inaccessibili. L'autore doveva quindi ricostruire la vicenda attraverso le informazioni disponibili allora, testimonianze, libri e documentazione parziale. Oggi possiamo fare qualcosa di diverso. Possiamo confrontare quel racconto con i documenti dell'MI5, con gli interrogatori britannici, con i documenti del processo di Norimberga e con materiale che è diventato accessibile soltanto molti anni dopo. Ma il risultato non è necessariamente la soluzione definitiva dell'enigma. È qualcosa di più interessante. Possiamo capire **quali parti del racconto sono state confermate**, quali sono state ridimensionate e quali continuano a lasciare spazio a interpretazioni. La storia non diventa necessariamente più semplice quando arrivano nuovi documenti. A volte diventa semplicemente **più precisa**.

Chi aveva qualcosa da guadagnare dal volo di Hess?
Hess aveva tentato di aprire una trattativa che non riuscì ad aprire. Hitler perse il suo vice e dovette prendere immediatamente le distanze dalla missione. La Gran Bretagna si trovò con un prigioniero di enorme valore politico e informativo. I polacchi temettero che Londra potesse negoziare alle loro spalle. Ma nessuno di questi elementi dimostra che il volo fosse una grande operazione segreta organizzata da una delle parti. Forse l'aspetto più interessante della vicenda è proprio questo: **un uomo partì convinto di poter cambiare il corso della guerra e finì per diventare prigioniero del Paese con cui voleva negoziare.** La sua missione fallì. Ma il mistero rimase.

Un enigma alla vigilia di Barbarossa
C'è infine una coincidenza cronologica che rende l'episodio particolarmente importante per la nostra ricostruzione della guerra.
**10 maggio 1941:** Rudolf Hess vola in Scozia.
**22 giugno 1941:** Hitler lancia l'Operazione Barbarossa.
In mezzo ci sono appena sei settimane. Hess cercò di fermare la guerra con Londra. Non ci riuscì. Poco dopo, la Germania aprì il più grande fronte terrestre della Seconda guerra mondiale. Non sappiamo se il volo di Hess fosse collegato direttamente alla preparazione di Barbarossa. Sappiamo però che avvenne **nel momento esatto in cui la Germania stava per trasformare radicalmente la guerra**. Ed è forse proprio questo che rende l'episodio così affascinante. Il 10 maggio 1941 un uomo volò da solo verso la Scozia convinto di poter aprire una porta verso la pace. Sei settimane dopo quella porta era definitivamente chiusa. La Germania aveva scelto un'altra direzione.

Il passato non cambia
Quando ho acquistato quel piccolo libro, molti anni fa, l'enigma di Hess veniva raccontato attraverso le informazioni allora disponibili. Oggi possiamo aprire archivi che all'epoca erano chiusi. Possiamo leggere documenti che allora non erano accessibili. Possiamo confrontare testimonianze che prima non potevano essere confrontate. Eppure una lezione rimane: **un documento non è automaticamente la verità.** Deve essere studiato, confrontato, collocato nel tempo e valutato per ciò che realmente dimostra. Forse è proprio questo il senso di *Ieri e oggi*:
**non pretendere di avere una risposta a ogni enigma, ma imparare a distinguere ciò che sappiamo da ciò che crediamo di sapere.** Il passato non cambia.
**Cambia, nel tempo, la nostra capacità di guardarlo.**